Il vino del guardiano del faro.

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“Per essere enofighetto cintura nera devi bere vini di Joly”, usava dire il maestro Mihai. Non c’era da dubitare molto di lui: si diceva fosse in grado di fiutare il sentore di tappo a bottiglia chiusa e incapsulata.

– Vini di Joly sono vini del guardiano del faro.
– Figo, dove posso trovarli?
– Non correre troppo! Per apprezzarli veramente devi avere tempo e spendere tempo. Stappi bottiglia, chiudi gli occhi e annusi i profumi. Poi aspetti dieci giri di luce di faro e prendi il primo sorso. Poi..
– Maestro, io non ho un faro..
– Tu scemo di merda, non capisci metafora cinese!

A quel punto suonarono alla porta. Il vecchio si allontanò verso l’ingresso ed io rimasi lì solo a fissare la bottiglia che mi si parava innanzi: Ribolla 2002 di un tizio dal nome impronunciabile. I bicchieri erano già schierati sul tavolino con l’apribottiglie lì accanto. Lo afferrai. Dopo aver inserito il verme nel sughero, feci due giri e tirai con decisione: mi ritrovai con mezzo tappo in mano. Dovetti ripetere l’operazione un paio di volte ancora prima che si intravedesse la luce dal collo della bottiglia. Versai due dita nel bicchiere e lo sollevai in aria. Cacchio, è andato. Amareggiato presi a svuotare la bottiglia nel lavandino. Fu a quel punto che fece capolino Mihai.

– Uomo di folletto è come dito in.. CHE STAI FACENDO TU!?!
– Placati Maestro, non c’è più niente da fare per lui. Fattene una ragione, aveva un coloraccio..
– IDIOTA! È SUO COLORE, È VINO DI MACERATA!
– Veramente qui c’è scritto Oslavia..
– È VINO CHE FA LUNGA MACERAZIONE, È VINO UNICO, È GIOIELLO! E TU BUTTATO! NON POSSO CREDERCI! IMBECILLE! SPARISCI PRIMA CHE IO AMMAZZA!

E fu così che mi ripudiò. Non mi arresi e, memore delle ultime indicazioni ricevute prima del misfatto, provai a rimpiazzare il Maestro attingendo direttamente dalla fonte del sapere. Acquistai l’ultima copia reperibile de “La vigna il vino e la biodinamica” del maestro Nicolas Joly: la bibbia dei vini naturali.

Ma forse ero veramente uno scemo di merda, perché arrivato a pagina ventisei dovetti constatare che lo schema sui “quattro stati della materia e la pianta” superava il mio comprendonio di almeno due spanne. Chiusi il libro e come i becchi andai ad ubriacarmi.

Dato che il prezzo della “Culée de Serrant” mi era sembrato un tantino fuori della mia portata, mi accontentai del vino base, “Les vieux clos”(annata 2008), avuto per la “miseria” di trenta monete.

“Stappa bottiglia e annusa profumi” sussurrava la voce interiore del maestro. Così feci e il bicchiere restituì mandorle, miele e mela golden, poi ancora erbe aromatiche e pappa reale. Contai mentalmente dieci giri di faro e ne apprezzai il gusto equilibrato con la dolcezza dell’alcol a bilanciare un’acidità sostenuta. Il faro dovette girare un bel po’ prima che il sapore svanisse lasciandosi dietro una piacevole sensazione salina. Mi resi conto a quel punto che la voce interiore aveva finito le istruzioni. Nell’ignoranza mi dedicai a tracannare il resto della bottiglia preservando giusto un paio di dita per il tempo a venire, non senza apprezzare che nel frattempo l’acidità stesse prendendo sempre più il sopravvento sull’alcol. Me ne giovai il giorno seguente, ben lieto di trovare un vino più gentile e fine sebbene ancora vivo, nervoso e salino.

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2 pensieri su “Il vino del guardiano del faro.

  1. Nestore Zanapiri

    La nicchia va benissimo, la moda ha troppe complicazioni, il prezzo è eticamente importante e quasi sempre smaschera le bufale. 🙂

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