Archivio mensile:aprile 2014

Tre assaggi che ricorderò a lungo, tra Vinitaly e Villa Favorita.

imageIl mio amico con l’agendina non mi aveva avvisato che scrivere in un blog può aprirti le porte delle manifestazioni enoiche più goderecce. Sono soddisfazioni, direbbe il saggio, e già che sono qui a bullarmene ne approfitto pure per scrivere  poche righe di commento sui alcuni assaggi che mi hanno colpito particolarmente la scorsa settimana, tra Vinitaly e Vinnatur.

Passo indietro: tutti gli anni in occasione del Vinitaly, nei pressi di Verona si svolgono due “contromanifestazioni”, una a Cerea (ViniVeri) ed una a Villa Favorita (Vinnatur) dedicate ai cosiddetti “vini naturali”. Ultimamente l’organizzazione del Vinitaly è corsa ai ripari proponendo all’interno della Fiera di Verona un evento analogo chiamato “ViViT”.

Piccola precisazione: Vinnatur batte Vinitaly con punteggio tennistico quanto ad atmosfera, comfort e ambientazione. Le motivazioni della sentenza le trovate nelle foto qui sotto (scattate a Villa Favorita, appunto). A Cerea quest’anno non ci sono stato.

image

image

Capovolto – La Marca di San Michele: quattro annate in degustazione a Vivit di un Verdicchio sapido e pulito che cresce di stagione in stagione. Il 2013 avrà un gran bel futuro e il 2010 è così giovane che è un peccato berlo ora. Il tempo trascorso ha giovato alle annate più deboli (2011 e 2012): è il bello di chiamarsi Verdicchio.

Cerasuolo di Vittoria 2011 – COS: appagante già al colore, poi fiori e frutti rossi, pellame, sentori animali e cacao. Così lieve e complesso: mi convinco sempre più che questo blend di Frappato e Nero d’Avola sia il nostro Pinot Nero.

Vecchio Samperi Ventennale – Marco de Bartoli: entro in sala stampa a Villa Favorita e trovo questa bottiglia che al banchetto non c’è. Che faccio? Me ne verso un bicchiere generoso e sparisco sul prato a meditarci sopra. Davvero c’è bisogno che descriva questo vino?

Annunci

Un Sirah meraviglioso.

imageIl Vecchio giace immobile con le mani giunte sul petto. Il lenzuolo steso fin sopra i capelli delinea per sommi capi i tratti di quella sagoma minuta. Rimango lì in silenzio a fissarlo e mi viene da pensare che quelle membra inerti un tempo devono averne combinate delle belle. Triste la vita. Abbandono la stanza in punta di piedi. Mi lascio cadere sul divano e chiudo le palpebre. Ricordo con un sorriso malinconico gli ultimi attimi trascorsi insieme. Vengo interrotto da un rumore di passi.

– Certo che hai uno strano modo di dormire, Vecchio.
– Colpa di uomo di tapparella: è due mesi che deve venire ad aggiustare..

Apre la credenza e afferra una bottiglia. Dopo averne osservato il contenuto controluce ne cava il turacciolo e lo porta al naso.

– Fai sempre colazione così?
– Mattina è momento migliore per degustare: papille più sensibili, olfatto più sensibile, mente più lucida. Io chiamo “risveglio trionfale dell’enoico”.

I gruppi di ascolto devono essere pieni di gente che lo chiama così. Me ne versa un calice che però lascia sopra il tavolo, lontano da me: un chiaro invito a tirarmi su dal divano. Mangio la foglia e rilancio:

– La degustazione è una cosa seria! Mai lasciarsi andare alle comodità: sedia rigida, mente vigile e mano sul taccuino.. Dico bene Vecchio?
– Degustazione va bene anche in letto come Convito di Platone ma tu non bello come Alcibiade e nemmeno saggio come Socrate e, soprattutto, non sedere mai in divano nuovo con vino nero come inchiostro: se tu macchia uso tua pelle per rifoderare!

Il vino è un Sirah meraviglioso, uno dei più riusciti tra quelli cresciuti lontano dalle rive del Rodano e forse il migliore prodotto in Italia, o giù di lì. Si chiama Il Bosco, lo produce la Tenuta Tenimenti D’Alessandro di Cortona, l’annata è la 2007. È un vino che vibra – spiega Mihai – le componenti dure e morbide si integrano alla perfezione assecondandone la sensazione guida: una fitta trama di tannini lisci come seta, per effetto dei quali il liquido dà l’impressione di rimanere aggrappato ad ogni anfratto della bocca e non voler mai scendere giù. Se ne ricava una magnifica sensazione di spessore e profondità. È l’esempio perfetto di come un corretto utilizzo della barrique possa assecondare le caratteristiche di alcuni vini smussandone le asprezze. Ma non va sempre così: spesso bere un vino affinato in botte piccola “è come bere tè fatto con bustina di segatura”.

(Tutti i vini di Mihai)

Il Trebbiano Valentini 2007.

20140408-211712.jpgMi trovo in questa osteria di Torino che si chiama Il Consorzio di cui si dice un gran bene. Sfoglio una carta dei vini pazzesca con dei prezzi da enoteca. C’é il Trebbiano Valentini 2007. A casa ne ho una bottiglia uguale uguale, ma non mi deciderò mai a stapparla. Un motivo in più per sceglierlo ora e mangiarci i ravioli alla di finanziera, anche se l’abbinamento non è impeccabile.

Arriva il vino tanto atteso. Mi aspetto la fanfara, scossoni di terremoto, visioni angeliche. Mi aspetto un vino immediato, intuitivo, buono anche per un astemio, ma non va così. Tutto tace, e nel bicchiere sta un vino che non si concede. Mi viene da pensare che debba ancora aprirsi dato che ha passato lunghi anni in bottiglia, ma non è nemmeno questo. È già lui e si esprime a modo suo, garbatamente parla di cose mai udite e pretende che sia io a imparare la sua lingua.

Man mano che comprendo inizia a svelarsi, e ogni velo che cade è una nuova consapevolezza acquisita: che quella compostezza così placida è un equilibrio disperato di tensioni opposte, che quella schiettezza al naso è un vezzo che solo un vino così può concedersi, che quando sarà finito non ne sarò sazio, che quello immaginato non era un vino così grande, che il prossimo vino non sarà così buono.

Poi ci sarebbe da aggiungere che da un posto così non vorrei mai andarmene, mentre al tavolo accanto dei musicisti buontemponi cazzeggiano ubriachi e l’oste dopo il conto mi versa un bicchiere di Frappato di Arianna Occhipinti.