Un Sirah meraviglioso.

imageIl Vecchio giace immobile con le mani giunte sul petto. Il lenzuolo steso fin sopra i capelli delinea per sommi capi i tratti di quella sagoma minuta. Rimango lì in silenzio a fissarlo e mi viene da pensare che quelle membra inerti un tempo devono averne combinate delle belle. Triste la vita. Abbandono la stanza in punta di piedi. Mi lascio cadere sul divano e chiudo le palpebre. Ricordo con un sorriso malinconico gli ultimi attimi trascorsi insieme. Vengo interrotto da un rumore di passi.

– Certo che hai uno strano modo di dormire, Vecchio.
– Colpa di uomo di tapparella: è due mesi che deve venire ad aggiustare..

Apre la credenza e afferra una bottiglia. Dopo averne osservato il contenuto controluce ne cava il turacciolo e lo porta al naso.

– Fai sempre colazione così?
– Mattina è momento migliore per degustare: papille più sensibili, olfatto più sensibile, mente più lucida. Io chiamo “risveglio trionfale dell’enoico”.

I gruppi di ascolto devono essere pieni di gente che lo chiama così. Me ne versa un calice che però lascia sopra il tavolo, lontano da me: un chiaro invito a tirarmi su dal divano. Mangio la foglia e rilancio:

– La degustazione è una cosa seria! Mai lasciarsi andare alle comodità: sedia rigida, mente vigile e mano sul taccuino.. Dico bene Vecchio?
– Degustazione va bene anche in letto come Convito di Platone ma tu non bello come Alcibiade e nemmeno saggio come Socrate e, soprattutto, non sedere mai in divano nuovo con vino nero come inchiostro: se tu macchia uso tua pelle per rifoderare!

Il vino è un Sirah meraviglioso, uno dei più riusciti tra quelli cresciuti lontano dalle rive del Rodano e forse il migliore prodotto in Italia, o giù di lì. Si chiama Il Bosco, lo produce la Tenuta Tenimenti D’Alessandro di Cortona, l’annata è la 2007. È un vino che vibra – spiega Mihai – le componenti dure e morbide si integrano alla perfezione assecondandone la sensazione guida: una fitta trama di tannini lisci come seta, per effetto dei quali il liquido dà l’impressione di rimanere aggrappato ad ogni anfratto della bocca e non voler mai scendere giù. Se ne ricava una magnifica sensazione di spessore e profondità. È l’esempio perfetto di come un corretto utilizzo della barrique possa assecondare le caratteristiche di alcuni vini smussandone le asprezze. Ma non va sempre così: spesso bere un vino affinato in botte piccola “è come bere tè fatto con bustina di segatura”.

(Tutti i vini di Mihai)

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