Archivi tag: Kante

Quali sono i migliori Sauvignon?

image
Sono appena tornato da un lungo viaggio e da qualche parte ho scritto qualcosa sui Sauvignon: che ci sono sì i Sancerre e i Pouilly Fumè, ma che i nostrani, per quanto meno complessi non li butterei proprio via. In effetti ne ho bevuti e ribevuti assai, tanto dar star qui ad annoiarvi con la classifica dei migliori. Vabbe’ facciamo che sono solamente i miei preferiti.

1. KANTE – SAUVIGNON. È il più atipico, il più sapido, il più complesso, il più buono. Ora che ci ripenso vado a comprarlo.
2. COLTERENZIO – SAUVIGNON LAFOA. Se imbrocca l’annata giusta non ce ne è per nessuno.
3. VENICA & VENICA – RONCO DELLE MELE. Una volta assorbite le note di legno è una vera gioia.
4. VOLPE PASINI – ZUC DI VOLPE. Quello del 2011 è indimenticabile, le altre annate pure.
5. TERLANO – SAUVIGNON QUARTZ. Uno dei tre vigneti storici della cantina che, forse, produce i migliori bianchi d’Italia. C’è altro da aggiungere?

Del Rosso Kante 1998.

image“Alcuni vini di base non sono poi tanto male”, fa il tizio dell’enoteca . “Non di rado riescono persino meglio delle etichette di punta che costano tre volte tanto, specie se la differenza di prezzo è imputabile ad una maggiore lavorazione del prodotto, che può anche rivelarsi controproducente”.

Ha ragione e personalmente mi spingerei anche oltre affermando che se l’uva è sana, il territorio è particolarmente vocato ed il vitigno è quello giusto, la cosa migliore che può fare un vignaiolo, dopo essersi fatto il mazzo tra le vigne, è tirare i remi in barca in cantina per non rischiar di rovinare tutto.

Edi Kante lo sa bene e forse anche per questo i suoi vini non deludono mai, costino dieci o trenta euro. Si aggiunga pure che la differenza tra i prezzi, nel suo caso, non la fa il grado di intervento in fase di vinificazione quanto piuttosto un maggior lavoro in vigna, una minore resa della pianta ed una selezione più accurata dei grappoli.

Tornando a noi, c’è questa bottiglia polverosa di quindici anni fa in uno scaffale di un’enoteca. Costa una decina d’euro. Il vetro è spesso e molto scuro ma a guardarla controluce si riesce ugualmente a carpire qualcosa sul contenuto: sembrerebbe di un rosso non particolarmente carico.

– Ci deve essere del terrano, dico.
– O del pinot nero, risponde.
– Siamo sicuri che sia integro?
– Con i vini di Kante mi sento tranquillo.

Anche io, ma volevo sapere se l’avessero tenuto bene loro dell’enoteca, e, chissà, magari lui aveva afferrato il senso ed intendeva di sì, ma che i vini di Kante va bene anche se li lasci al sole. Tant’è, vai a capire il circolo ermeneutico.

In definitiva quella bottiglia adesso sta qui davanti, aperta. Dentro ci sono terrano (aver ragione è sempre una soddisfazione), merlot e cabernet. Il colore è quel rosso un po’ languido presagito ed è un buon segno. Odora di erbe balsamiche, spezie, frutti maturi, cacao e tanto altro che non sto a dirvi. In bocca è spettacolare, così fresco e così pieno, con quel finale sapido tipico dei vini carsici. Finisce presto e me ne rammarico, avrei voluto assaggiarlo dopo qualche ora.

Siamo al giorno seguente. Entro nuovamente in enoteca e chiedo se ne ha un’altra. Niente da fare. Per consolarmi prendo un trebbiano del 2009 che costa quasi trenta euro. È molto noto e da tempo mi sono detto di provarlo. Poi scopro che è stato ben ventidue mesi ad invecchiare in una botte piccola e che purtroppo si sente molto.