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Tre assaggi che ricorderò a lungo, tra Vinitaly e Villa Favorita.

imageIl mio amico con l’agendina non mi aveva avvisato che scrivere in un blog può aprirti le porte delle manifestazioni enoiche più goderecce. Sono soddisfazioni, direbbe il saggio, e già che sono qui a bullarmene ne approfitto pure per scrivere  poche righe di commento sui alcuni assaggi che mi hanno colpito particolarmente la scorsa settimana, tra Vinitaly e Vinnatur.

Passo indietro: tutti gli anni in occasione del Vinitaly, nei pressi di Verona si svolgono due “contromanifestazioni”, una a Cerea (ViniVeri) ed una a Villa Favorita (Vinnatur) dedicate ai cosiddetti “vini naturali”. Ultimamente l’organizzazione del Vinitaly è corsa ai ripari proponendo all’interno della Fiera di Verona un evento analogo chiamato “ViViT”.

Piccola precisazione: Vinnatur batte Vinitaly con punteggio tennistico quanto ad atmosfera, comfort e ambientazione. Le motivazioni della sentenza le trovate nelle foto qui sotto (scattate a Villa Favorita, appunto). A Cerea quest’anno non ci sono stato.

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Capovolto – La Marca di San Michele: quattro annate in degustazione a Vivit di un Verdicchio sapido e pulito che cresce di stagione in stagione. Il 2013 avrà un gran bel futuro e il 2010 è così giovane che è un peccato berlo ora. Il tempo trascorso ha giovato alle annate più deboli (2011 e 2012): è il bello di chiamarsi Verdicchio.

Cerasuolo di Vittoria 2011 – COS: appagante già al colore, poi fiori e frutti rossi, pellame, sentori animali e cacao. Così lieve e complesso: mi convinco sempre più che questo blend di Frappato e Nero d’Avola sia il nostro Pinot Nero.

Vecchio Samperi Ventennale – Marco de Bartoli: entro in sala stampa a Villa Favorita e trovo questa bottiglia che al banchetto non c’è. Che faccio? Me ne verso un bicchiere generoso e sparisco sul prato a meditarci sopra. Davvero c’è bisogno che descriva questo vino?

Del primo vino bevuto con Mihai.

imageUn tempo frequentavo l’ippodromo di Tordivalle. Un giorno l’ippodromo ha chiuso ed io ci sono rimasto molto male: per colmare il vuoto mi sono buttato sul vino. Ho preso a bere come un alpino in ogni occasione utile – ho fatto anche domanda per entrare negli alpini ma mi hanno risposto che a trent’anni ero un po’ vecchiotto, allora ho scritto alla legione straniera e mi hanno risposto: “ok, vieni”, e io ho detto: “col cazzo” – insomma una di quelle sere, in una taverna, questo tipo con gli occhi a mandorla mi si avvicina e con l’aria di chi la sa lunga mi dice:

– Tu fai come tipo che cerca tartufi con maiale.

Il vino mi va alle orecchie (lo diceva sempre nonno) e quando sono ubriaco capisco meno della metà di quello che mi dicono: ho inteso solo “tartufo” e “maiale”. Poi ho visto il cinese girare i tacchi e d’istinto l’ho seguito fuori del locale.

– Scusa vecchio, è più di qualche minuto che camminiamo, dov’è che si mangia il maiale col tartufo?
– Tu capisci meno di mulo sordo! Io ho detto che tu fai come uomo che va a tartufi con maiale invece che con cane!

Il vecchio ha un’evidente attitudine a parlare per sentenze, oltre che una spiccata propensione a farsi rapidamente un’idea sulle qualità del proprio interlocutore.

– Quando uomo usa maiale per cercare tartufi – prosegue – trova molti tartufi ma non mangia nemmeno uno, perché li mangia tutti maiale.
– E poi se lo becca la forestale gli fa un..
– Tu non capisci metafora cinese! Il punto è che tu bevi molto vino, ma vino cattivo: è come non bere niente! Comunque posto dove andiamo è distante ancora un poco, se tu hai macchina possiamo prendere.
– Il problema è che al momento non ho la patente: la settimana scorsa ho incontrato un vigile che non capisce le metafore cinesi.

Arriviamo in un locale zeppo di bottiglie e ci accomodiamo ben lontani da una tizia “truccata come carro di Viareggio”, stramaledetta da Mihai (il vecchio si chiama così) perché colpevole di essersi “messa profumo con pompa di ramato”, cosa da evitare assolutamente in quei contesti dato che interferisce coi sentori del vino. Ordina una bottiglia di Costa del Vento 2007 – Vigneti Massa. “È un po’ come portare scimmia di Tarzan a Notredame – si affretta a precisare magnanimamente – d’altronde uomo ubriaco è uomo sordo – lo sa anche lui – : ci vuole vino ampio, potente come tuono, per sturare i timpani. Non sto a dilungarmi troppo su quel vino, dico solo che è una bevuta rivelatrice. Mihai mi spiega come la sapidità riesca a riequilibrare un potenziale eccesso di alcol (il vino fa quattordici gradi e mezzo) senza smorzarne eccessivamente il calore. Bicchiere dopo bicchiere tra me e il vecchio inizia a instaurarsi quella complicità che da sempre lega i compagni di bevute.

– Vecchio, ci sei montato mai sopra un carro di Viareggio?
– No, mai stato a carnevale di Viareggio.
– Adesso sei tu che non capisci le metafore cinesi..

Percorso netto: venti assaggi incredibili da fare Sabato e Domenica a Vignaioli Naturali.

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1 – La Marca di San Michele – Pigro della Marca
2 – La Distesa – Terre Silvate
3 – Pievalta – San Paolo Ris.
4 – Alice Bonaccorsi – Etna bianco Valcerasa
5 – La Biancara – Pico
6 – Vodopivec – Vitovska
7 – Zidarich – Vitovska
8 – Skerk – Vitovska
9 – Emidio Pepe – Trebbiano
10 – La Castellada – Ribolla
11 – Massavecchia – Rosato
12 – Elisabetta Dalzocchio – Pinot Nero
13 – San Giovenale – Habemus
14 – Oasi degli angeli – Kupra, Kurni
15 – Cappellano – Barolo Piè Franco
16 – Rinaldi – Barolo Le Coste
17 – Paolo Bea – Rosso de Veo
18 – Marco Sara – Picolit
19 – Ferrandes – Passito di Pantelleria
20 – Cappellano – Barolo chinato