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Del primo vino bevuto con Mihai.

imageUn tempo frequentavo l’ippodromo di Tordivalle. Un giorno l’ippodromo ha chiuso ed io ci sono rimasto molto male: per colmare il vuoto mi sono buttato sul vino. Ho preso a bere come un alpino in ogni occasione utile – ho fatto anche domanda per entrare negli alpini ma mi hanno risposto che a trent’anni ero un po’ vecchiotto, allora ho scritto alla legione straniera e mi hanno risposto: “ok, vieni”, e io ho detto: “col cazzo” – insomma una di quelle sere, in una taverna, questo tipo con gli occhi a mandorla mi si avvicina e con l’aria di chi la sa lunga mi dice:

– Tu fai come tipo che cerca tartufi con maiale.

Il vino mi va alle orecchie (lo diceva sempre nonno) e quando sono ubriaco capisco meno della metà di quello che mi dicono: ho inteso solo “tartufo” e “maiale”. Poi ho visto il cinese girare i tacchi e d’istinto l’ho seguito fuori del locale.

– Scusa vecchio, è più di qualche minuto che camminiamo, dov’è che si mangia il maiale col tartufo?
– Tu capisci meno di mulo sordo! Io ho detto che tu fai come uomo che va a tartufi con maiale invece che con cane!

Il vecchio ha un’evidente attitudine a parlare per sentenze, oltre che una spiccata propensione a farsi rapidamente un’idea sulle qualità del proprio interlocutore.

– Quando uomo usa maiale per cercare tartufi – prosegue – trova molti tartufi ma non mangia nemmeno uno, perché li mangia tutti maiale.
– E poi se lo becca la forestale gli fa un..
– Tu non capisci metafora cinese! Il punto è che tu bevi molto vino, ma vino cattivo: è come non bere niente! Comunque posto dove andiamo è distante ancora un poco, se tu hai macchina possiamo prendere.
– Il problema è che al momento non ho la patente: la settimana scorsa ho incontrato un vigile che non capisce le metafore cinesi.

Arriviamo in un locale zeppo di bottiglie e ci accomodiamo ben lontani da una tizia “truccata come carro di Viareggio”, stramaledetta da Mihai (il vecchio si chiama così) perché colpevole di essersi “messa profumo con pompa di ramato”, cosa da evitare assolutamente in quei contesti dato che interferisce coi sentori del vino. Ordina una bottiglia di Costa del Vento 2007 – Vigneti Massa. “È un po’ come portare scimmia di Tarzan a Notredame – si affretta a precisare magnanimamente – d’altronde uomo ubriaco è uomo sordo – lo sa anche lui – : ci vuole vino ampio, potente come tuono, per sturare i timpani. Non sto a dilungarmi troppo su quel vino, dico solo che è una bevuta rivelatrice. Mihai mi spiega come la sapidità riesca a riequilibrare un potenziale eccesso di alcol (il vino fa quattordici gradi e mezzo) senza smorzarne eccessivamente il calore. Bicchiere dopo bicchiere tra me e il vecchio inizia a instaurarsi quella complicità che da sempre lega i compagni di bevute.

– Vecchio, ci sei montato mai sopra un carro di Viareggio?
– No, mai stato a carnevale di Viareggio.
– Adesso sei tu che non capisci le metafore cinesi..

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Di alcuni bianchi che sanno invecchiare.

imageAmo il vino bianco. Tra un rosso e un bianco scelgo il bianco. Tra un bianco fermo e uno mosso, scelgo quello fermo. Tra un bianco aromatico ed uno tagliente e salino, scelgo il salino. Tra un bianco da uve internazionali ed uno da vitigno locale, scelgo il locale. Tra un bianco affinato in botte piccola ed uno in botte grande, scelgo la botte grande. Tra il bianco dell’enologo e quello del vignaiolo, scelgo il secondo. Tra un bianco con riflessi aranciati ed uno con riflessi dorati, scelgo il dorato. Tra un bianco del duemiladue ed uno del duemiladodici, scelgo quello invecchiato.

Poi che c’entra, scambierei più di un bianco per un Nerello Mascalese dell’enologo Salvo Foti, e scambierei un’intera batteria di autoctoni per uno Chardonnay Rarità di Sebastian Stocker (altro enologo). La barrique non sempre rovina il vino, in alcuni casi ne completa le caratteristiche e ne asseconda la longevità, e negli altri casi è un ottimo tavolinetto da giardino. Un orange wine fatto bene è un’esperienza indimenticabile.

Il problema serio semmai è che non tutti i vini invecchiano bene, men che mai i bianchi. Questi qui di seguito invece sì e, stando alle ultime direttive del MIUR, fanno pure punteggio nella graduatoria per fare l’insegnante di enofighettismo.

I verdicchi dei castelli di Jesi e di Matelica.
C’è chi sostiene siano i migliori vini bianchi Italiani. Di certo non temono il trascorrere del tempo e, se saprete pazientare una decina d’anni, vi ripagheranno con effluvi di miele e note fumé. Bevendoli subito godrete invece dei profumi di anice e mandorla, della loro ampiezza e della notevole mineralità. In entrambi i casi vi appassionerete e vorrete andare in pellegrinaggio a Cupramontana, Staffolo, Montecarotto e dintorni. Il più quotato, ed anche il più longevo, è il Villa Bucci Riserva (€ 30). Il mio preferito è il Campo delle Oche della Fattoria San Lorenzo (€ 20). Dello stesso produttore merita anche il Vigna di Gino (€ 8).

Il Trebbiano d’Abruzzo.
Quello di Valentini (€ 40/50) è semplicemente Il Vino e non occorre aggiungere altro. Meno caro il Trebbiano di Emidio Pepe (€ 16), uno dei vini più autentici che conosco, capace di emozionare ma anche di dividere.

Il Fiano ed il Greco di Tufo.
Verde e citrico in gioventù, nella fase matura il Fiano sprigiona note affumicate e sentori di idrocarburi a profusione. Segnalo quelli di Joaquin, che sono davvero delle perle rare, e quelli altrettanto esaltanti di Guido Marsella (€ 15/20). Entrambi i produttori fanno anche un ottimo Greco.

I grandi vini del Collio, dei Colli Orientali del Friuli ed i mostri sacri del Carso.
La lista sarebbe bella lunga, ma vanno provati almeno una volta nella vita: il Collio Bianco di Edi Keber (€ 15), il Friulano Vigne Cinquant’anni de Le Vigne di Zamò (€ 22) e le Vitovske di Vodopivec (€ 20-50).

I vini altoatesini.
Anche qui ci sarebbe molto da dire, ad ogni modo se vi capita un bianco della cantina di Terlano compratelo ad occhi chiusi. Se è il Pinot Bianco Vorberg Riserva avrete speso quindici euro o meno per avere il bianco italiano più longevo in assoluto. Ne esistono esemplari di quando nonno faceva le sgommate con la Balilla, e sono ancora integri. Ma il bello è che non occorre aspettare troppo: l’ultima annata uscita in commercio e già un vino stellare.

L’Erbaluce di Caluso ed il Timorasso dei Colli Tortonesi.
Prendete l’Erbaluce di Benito Favaro (€ 10), se mai ne troverete una bottiglia in giro, ed uno a scelta dei tre timorassi prodotti da Walter Massa (€ 15-40). Prima di berli assicuratevi che siano vecchi di almeno tre anni. Sono dei vini incredibili.

I grechetti della zona di Orvieto.
Palazzone e Sergio Mottura sono i campioni della categoria: comprate un Poggio della Costa (€ 10) o un Campo del Guardiano (€ 12) e dimenticateli in cantina per almeno cinque anni.